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Otorinolaringoiatria

Si può fare il bagno con l’otite?

Tempo di lettura
6 min
17 Luglio 2026

Con l’arrivo dell’estate, una delle domande più frequenti che i genitori rivolgono al pediatra o all’otorinolaringoiatra è se il bambino può fare il bagno in piscina o al mare con l’otite. Al contrario di quanto si pensa spesso, la risposta non è un secco no, ma dipende dal tipo di otite. Conoscere questa differenza è fondamentale per evitare inutili rinunce alle vacanze in acqua e per proteggere l’orecchio del bambino quando è davvero necessario.

Ci sono diverse tipologie di otite

Quando si parla di otite in generale, si tende a immaginare un’unica condizione, ma sotto questo termine si raggruppano quadri clinici molto diversi tra loro sia per causa che per gestione.

L’otite sierosa – detta anche otite catarrale o otite media effusiva – è una condizione in cui si accumula del liquido dietro la membrana timpanica, spesso in assenza di un’infezione acuta in corso. È molto comune nei bambini piccoli, soprattutto dopo un raffreddore o in presenza di adenoidi ingrossate, e in molti casi non provoca dolore acuto ma piuttosto una sensazione di orecchio ovattato o una lieve difficoltà uditiva temporanea.

L’otite infettiva o acuta, invece, è caratterizzata da un’infiammazione attiva, spesso accompagnata da dolore, febbre e, in alcuni casi, perforazione della membrana timpanica con fuoriuscita di secrezione.

Se si possa fare o meno il bagno dipende dalla tipologia dell’otite.

Con l’otite sierosa l’acqua non è un problema

Nel caso dell’otite sierosa, se la membrana timpanica è integra e non è in una fase di infiammazione attiva, l’acqua può tranquillamente entrare nell’orecchio senza creare alcun tipo di problema. Quando è sana e integra, la membrana funziona da barriera naturale perché impedisce all’acqua di entrare in contatto con le strutture dell’orecchio medio che sono quelle più delicate e sensibili alle infezioni.

Questo significa che i bambini che hanno ricevuto una diagnosi di otite sierosa durante un controllo di routine o dopo un episodio di raffreddore, possono continuare a fare il bagno in piscina o al mare senza dover rinunciare alle attività estive che tanto amano. È una notizia importante per tante famiglie che, per eccesso di prudenza, tendono a vietare categoricamente l’acqua ad ogni bambino con una storia di problemi all’orecchio, anche quando non ce ne sarebbe reale necessità.

Naturalmente, la valutazione dell’integrità della membrana timpanica e della fase in cui si trova l’otite richiede una visita otorinolaringoiatrica con otoscopia, l’unico strumento che permette di osservare con precisione le condizioni del timpano e del condotto uditivo.

Otite esterna e contatto con l’acqua

L’otite esterna è una condizione in cui l’infezione riguarda la cute del condotto uditivo esterno, cioè il canale che dall’esterno porta fino al timpano. In questo caso, l’acqua rappresenta un fattore di rischio concreto e va evitata per due motivi principali:

  • Il dolore: la cute infiammata del condotto è particolarmente sensibile e il contatto con l’acqua – specialmente se fredda o se contiene sostanze irritanti come il cloro delle piscine – può accentuare il fastidio e il dolore del bambino.
  • La contaminazione: l’acqua di mare o di piscina non è un ambiente sterile. In presenza di una cute già infiammata e con le difese locali compromesse, l’introduzione di ulteriori microrganismi può peggiorare l’infezione in corso o favorirne la persistenza, rallentando la guarigione.

Quando è presente un’otite esterna, l’orecchio va tenuto asciutto e protetto dall’acqua fino alla completa risoluzione del quadro infiammatorio, seguendo le indicazioni terapeutiche indicate dallo specialista.

Il ruolo della visita otorinolaringoiatrica

In alcuni casi, i sintomi di otite sierosa e otite esterna possono sovrapporsi parzialmente e solo una visita specialistica con otoscopia permette di distinguere con certezza il tipo di otite in corso, verificare l’integrità della membrana timpanica, valutare lo stato della cute del condotto uditivo e fornire indicazioni personalizzate su quando e come è possibile riprendere il contatto con l’acqua.

Per questo, la decisione sull’opportunità o meno di far entrare acqua nell’orecchio del bambino non può basarsi su un’autodiagnosi dei genitori, per quanto attenti e informati possano essere.

Qualche consiglio pratico per l’estate

Alla valutazione specialistica, ci sono alcuni accorgimenti che possono aiutare a ridurre il rischio e preservare la salute dell’orecchio in estate:

  • asciugare sempre bene le orecchie dopo il bagno, inclinando delicatamente la testa da un lato;
  • evitare l’uso di cotton fioc all’interno del condotto uditivo, che possono irritare la cute o spingere il cerume in profondità;
  • valutare, su indicazione dello specialista, l’uso di tappi auricolari protettivi in caso di predisposizione a otiti esterne ricorrenti;
  • non sottovalutare sintomi come dolore, prurito persistente o secrezione dall’orecchio dopo il bagno, e richiedere una valutazione tempestiva.

FAQ. Domande frequenti sull’otite in estate

Il mio bambino ha avuto un’otite qualche settimana fa: può fare il bagno in vacanza?
Dipende dal tipo di otite avuta e dallo stato attuale dell’orecchio. Se si trattava di un’otite sierosa risolta o in fase di risoluzione e con membrana integra, generalmente non ci sono controindicazioni. È comunque consigliabile un controllo specialistico prima della partenza per avere conferma.

Come faccio a capire se è otite sierosa o otite esterna senza andare dal medico?
Non è possibile distinguerle con certezza a occhio nudo. Alcuni segnali, come dolore al padiglione auricolare quando viene toccato o tirato, possono orientare verso un’otite esterna, ma solo l’otoscopia eseguita dallo specialista permette una valutazione affidabile.

Il cloro della piscina fa male alle orecchie dei bambini?
Nei bambini con orecchie sane, il cloro non rappresenta generalmente un problema. In presenza di infiammazioni della cute del condotto uditivo, invece, può risultare irritante e va evitato il contatto fino a guarigione avvenuta.

Quanto dura tipicamente un’otite sierosa nei bambini?
I tempi variano da bambino a bambino e dipendono dalla causa scatenante. In molti casi si risolve spontaneamente nell’arco di alcune settimane, ma è importante un monitoraggio specialistico, soprattutto se il liquido persiste a lungo, per valutare eventuali effetti sull’udito.

Dopo un’otite esterna, quando si può tornare in acqua?
Solo dopo la completa guarigione della cute del condotto uditivo, confermata dallo specialista. Rientrare in acqua troppo presto può favorire recidive o complicazioni.

Esistono tappi per le orecchie adatti ai bambini?
Sì, esistono tappi auricolari specifici per l’età pediatrica, utili soprattutto per i bambini predisposti a otiti esterne ricorrenti. È bene farsi consigliare dallo specialista il modello più adatto.

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Il team di Otorinolaringoiatria del Centro Diagnostico Ostiense è a tua disposizione per valutare le condizioni dell’orecchio del tuo bambino e darti indicazioni chiare e personalizzate sul contatto con l’acqua.

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