Il ferro è uno dei minerali più importanti per il corretto funzionamento dell’organismo, eppure è molto comune l’anemia da carenza di ferro. Stanchezza persistente, pallore, difficoltà di concentrazione sono i sintomi che potrebbero indicare livelli di ferro insufficienti. In questo articolo spieghiamo cos’è l’anemia da ferro basso, a cosa serve il ferro, quali sono i valori normali e cosa fare quando risulta basso.
Cos’è il ferro?
Il ferro è un minerale essenziale presente in ogni cellula del corpo umano ed è un componente fondamentale dell’emoglobina, la proteina responsabile del trasporto dell’ossigeno dai polmoni agli organi e ai tessuti. Il ferro che assumiamo attraverso la dieta viene assorbito e poi distribuito secondo le necessità dell’organismo. Esistono due forme di ferro alimentare:
- Ferro eme: contenuto negli alimenti di origine animale come carne rossa, pesce, pollame. È la forma più facilmente assorbibile dall’intestino.
- Ferro non-eme: presente in legumi, verdure a foglia verde, cereali integrali. Ha una biodisponibilità inferiore, ma può essere migliorata associandolo a vitamina C.
A cosa serve il ferro?
Il ferro svolge funzioni vitali per l’organismo. Trasporta l’ossigeno a tutti i tessuti e gli organi attraverso l’emoglobina; partecipa ai processi cellulari che convertono i nutrienti in energia e contribuisce alla risposta immunitaria supportando la proliferazione e l’attività delle cellule del sistema immunitario.
Il ferro è anche un minerale essenziale per la sintesi del DNA e la produzione di nuove cellule. Inoltre, è coinvolto nella sintesi di alcuni neurotrasmettitori che influenzano la concentrazione, la memoria e le capacità cognitive. Infine, contiene ferro anche la mioglobina, la proteina che trasporta l’ossigeno nei muscoli ed è fondamentale per la prestazione fisica.
Quali sono i valori normali del ferro?
Per valutare lo stato del ferro nell’organismo si ricorre a diversi esami del sangue. I principali parametri misurati sono:
- Sideremia (ferro nel sangue): 60–170 µg/dL (uomini); 50–170 µg/dL (donne).
- Ferritina (riserve di ferro): 12–300 ng/mL (uomini); 12–150 ng/mL (donne).
- Transferrina: 200–360 mg/dL.
- Saturazione della transferrina: 20-50%.
- Emoglobina: 13,5–17,5 g/dL (uomini); 12–15,5 g/dL (donne).
Tra tutti, la ferritina è spesso considerata l’indicatore più sensibile delle riserve di ferro perché si abbassa già nelle fasi iniziali della carenza, prima ancora che compaiano sintomi o alterazioni dell’emoglobina.
I valori di riferimento possono variare leggermente in base al laboratorio e al metodo di analisi utilizzato. Per questo motivo, è sempre il medico a interpretare i risultati nel contesto clinico del singolo paziente.
Quali sono i sintomi del ferro basso?
I sintomi più comuni da carenza di ferro sono:
- Stanchezza e affaticamento anche dopo un riposo adeguato.
- Pallore della cute e delle mucose come gengive e congiuntiva degli occhi.
- Fiato corto durante sforzi fisici normali.
- Palpitazioni o battito cardiaco accelerato.
- Difficoltà di concentrazione.
- Mal di testa frequenti.
- Unghie fragili o a forma di cucchiaio (coilonichia).
- Caduta dei capelli più intensa del normale.
- Secchezza e pallore delle labbra.
- Sindrome delle gambe senza riposo che peggiora di notte.
La gravità dei sintomi dipende dall’entità della carenza e dalla velocità con cui si è instaurata. Alcuni individui con carenza moderata possono essere quasi asintomatici, mentre altri avvertono un calo significativo della qualità della vita.
Quando si parla di anemia da carenza di ferro?
La carenza di ferro, se non corretta, può evolvere in anemia sideropenica – o anemia da carenza di ferro – la forma di anemia più diffusa a livello globale.
Si parla di anemia quando i livelli di emoglobina scendono al di sotto dei valori soglia:
- < 13 g/dL negli uomini adulti.
- < 12 g/dL nelle donne adulte.
- < 11 g/dL nelle donne in gravidanza.
L’anemia sideropenica si sviluppa in tre fasi progressive:
- Deplezione delle riserve: la ferritina si abbassa ma emoglobina e globuli rossi sono ancora normali e i sintomi sono assenti o lievi.
- Eritropoiesi carente di ferro: le riserve esaurite iniziano a compromettere la produzione di globuli rossi e da questo momento compaiono i primi segnali.
- Anemia conclamata: emoglobina e globuli rossi sono sotto i valori normali, i sintomi diventano evidenti e spesso invalidanti.
Le categorie più a rischio di anemia sideropenica sono le donne in età fertile a causa delle perdite mestruali, le donne in gravidanza, i bambini e gli adolescenti in fase di crescita, le persone che seguono un regime dietetico vegetariano e vegano, gli atleti di endurance e chi soffre di patologie gastrointestinali che riducono l’assorbimento del ferro.
Cosa fare in caso di ferro basso?
Di fronte a sintomi sospetti o a un risultato anomalo delle analisi del sangue, è necessario consultare il proprio medico che valuterà la situazione attraverso esami mirati per individuare la causa alla base della carenza.
Cosa mangiare in caso di carenza di ferro?
L’alimentazione gioca un ruolo fondamentale sia nella prevenzione che nel supporto al trattamento della carenza di ferro. Ecco i principali alimenti da privilegiare:
Fonti di ferro eme (alta biodisponibilità)
- Carne rossa (manzo, agnello, cavallo).
- Fegato e altri frattaglie.
- Pollo e tacchino, soprattutto le parti scure.
- Pesce e molluschi come vongole, cozze e ostriche.
Fonti di ferro non-eme (vegetali)
- Lenticchie, ceci, fagioli, soia.
- Verdure a foglia verde scura come spinaci, rucola, bietole, cavolo riccio.
- Frutta secca e semi come mandorle, pistacchi, semi di zucca, semi di sesamo.
- Cereali integrali e pane integrale.
- Tofu e tempeh.
Come aumentare l’assorbimento di ferro dal cibo?
Si possono seguire alcuni accorgimenti per favorire l’assorbimento del ferro presente nel cibo. Il più noto è quello di abbinare il ferro vegetale alla vitamina C: un succo di limone sul piatto di legumi o una porzione di peperoni crudi accanto ai cereali integrali può aumentare significativamente l’assorbimento del ferro non-eme.
Evitare tè, caffè e vino rosso durante i pasti perché i tannini contenuti in queste bevande riducono l’assorbimento del ferro.
Dosi elevate di calcio possono interferire con l’assorbimento del ferro; quindi, è meglio evitare di consumare latticini insieme ad alimenti ad alto contenuto di ferro. Infine, i fitati presenti nei cereali integrali consumati in grandi quantità possono ridurre la biodisponibilità del ferro.
Quando eseguire gli esami?
Il modo più semplice per verificare i propri livelli di ferro è attraverso un semplice esame del sangue completo che includa emocromo, sideremia, ferritina e transferrina.
Dove prenotare gli esami del sangue a Roma Sud?
Se hai bisogno di controllare i valori del sangue e indagare i sintomi di una sospetta anemia da carenza di ferro, puoi rivolgerti al Laboratorio analisi del Centro Diagnostico Ostiense in via Francesco Antonio Pigafetta 1, a Roma.
Contattaci: chiama lo 06 571 071 o scrivi a centraleoperativa@cdostiense.it.




































