Allergie e genetica: cosa ci trasmettono i genitori?
Le allergie sono tra le patologie croniche più diffuse al mondo e, in Italia, colpiscono oltre 20 milioni di persone. Una delle domande che i genitori allergici si pongono più spesso è: anche il mio bambino sarà allergico? La risposta non è semplice, ma la scienza ci fornisce indicazioni chiare.
La predisposizione alle allergie ha una base genetica riconosciuta. Non si tratta di ereditare una specifica allergia ma di trasmettere una condizione chiamata atopia: una tendenza del sistema immunitario a reagire in modo eccessivo a sostanze normalmente innocue, come pollini, alimenti, peli di animali o acari della polvere.
Ecco come varia il rischio in base alla storia familiare:
- Entrambi i genitori allergici: il bambino ha una probabilità dell’80% di sviluppare un’allergia nel corso della vita.
- Un solo genitore allergico: la probabilità scende al 50%.
- Un parente di secondo grado allergico (nonno, zio, cugino): il rischio si riduce ulteriormente, attestandosi intorno al 20%.
Questi dati mostrano chiaramente che l’ereditarietà gioca un ruolo fondamentale, ma non è determinante: anche un bambino con entrambi i genitori allergici ha una probabilità del 20% di non sviluppare mai alcuna allergia.
Cos’è l’atopia?
In merito all’allergologia, essere atopici significa avere un sistema immunitario in qualche modo predisposto a produrre anticorpi di tipo IgE in risposta a sostanze ambientali comuni. Tuttavia, la manifestazione concreta di un’allergia dipende anche dall’interazione tra la genetica e l’ambiente in cui il bambino cresce.
Fattori ambientali che possono favorire o ridurre lo sviluppo di allergie includono:
- Esposizione precoce agli allergeni: crescere in un ambiente troppo sterile può aumentare il rischio di allergie.
- Allattamento al seno: contribuisce a rafforzare le difese immunitarie del neonato.
- Inquinamento atmosferico: smog e sostanze chimiche irritanti possono sensibilizzare le vie respiratorie, specialmente nelle città come Roma.
- Infezioni virali ricorrenti nella prima infanzia: in alcuni casi possono favorire la sensibilizzazione agli allergeni.
- Stile di vita e l’alimentazione: una dieta varia e ricca di fibre nei primi anni di vita sembra avere un effetto protettivo.
Questo significa che, anche in presenza di una forte predisposizione genetica, intervenire precocemente e adottare le giuste precauzioni può fare la differenza.
Le forme più comuni di allergia nei bambini a rischio
Nei bambini con familiarità allergica, le manifestazioni più frequenti seguono spesso una progressione chiamata marcia atopica:
- Dermatite atopica nei primi mesi di vita.
- Allergie alimentari nei primi due anni (latte vaccino, uovo, grano).
- Asma bronchiale tra i 3 e i 6 anni.
- Rinite allergica e congiuntivite nell’età scolare.
Riconoscere questa progressione è fondamentale. Trattare precocemente la dermatite atopica, per esempio, può ridurre il rischio che il bambino sviluppi asma o rinite negli anni successivi.
Quando fare un test allergologico?
La diagnosi precoce è lo strumento più efficace per gestire le allergie in modo mirato ed evitare complicanze. Un test allergologico è consigliato in presenza di:
- Sintomi respiratori ricorrenti (starnuti, naso chiuso, respiro affannoso).
- Eruzioni cutanee, orticaria o prurito persistente.
- Problemi gastrointestinali senza causa apparente.
- Congiuntivite stagionale.
- Reazioni dopo l’ingestione di determinati alimenti.
- Familiarità con allergie in entrambi i genitori o in un genitore.
Non è necessario aspettare che i sintomi diventino gravi: un’indagine allergologica può essere eseguita anche in età prescolare.
I principali test allergologici disponibili
Presso il Centro Diagnostico Ostiense a Roma sud è possibile accedere a diversi tipi di esami.
Il Prick test è il più comune per le allergie respiratorie e alimentari. Si esegue applicando sulla cute dell’avambraccio piccole gocce di estratti allergenici e praticando una lieve puntura. Il risultato è disponibile in circa 20 minuti.
Il Patch test è usato per diagnosticare le allergie da contatto come nichel, profumi, latex, conservanti.
Il RAST (o ImmunoCAP) è l’esame del sangue che misura la quantità di anticorpi IgE specifici per ciascun allergene. È particolarmente utile nei bambini piccoli, nei pazienti con dermatite estesa o in chi assume antistaminici.
Il Test di provocazione orale consente di confermare o escludere allergie alimentari in modo controllato.
FAQ – Domande frequenti sull’ereditarietà delle allergie
Un bambino con genitori allergici deve fare i test anche se non ha sintomi? Non necessariamente in assenza di sintomi, ma è utile monitorare le prime manifestazioni. In caso di familiarità, un controllo allergologico preventivo può essere concordato con il pediatra.
L’allergia può comparire in età adulta anche senza familiarità? Sì. Le allergie possono insorgere a qualsiasi età, anche senza predisposizione genetica, soprattutto in seguito a cambiamenti ambientali, stress o infezioni.
Se un genitore è allergico ai pollini, il figlio sarà allergico agli stessi pollini? Non necessariamente. Si eredita la predisposizione generale (atopia), non l’allergia specifica. Il figlio potrebbe sviluppare un’allergia diversa, come quella agli acari o ai metalli.
Quanti anni deve avere un bambino per fare il prick test? Il prick test può essere eseguito già dal primo anno di vita. L’esame del sangue (RAST) è praticabile fin dai primissimi mesi.
Le allergie si possono guarire definitivamente? Non esistono cure definitive, ma l’immunoterapia allergene-specifica (il classico “vaccino antiallergico”) può desensibilizzare il sistema immunitario e ridurre significativamente i sintomi nel tempo.
Dove prenotare visita e test allergologici a Roma?
Hai una storia familiare di allergie o noti i primi sintomi nel tuo bambino?
Prenota una visita allergologica presso il nostro Centro Diagnostico Ostiense.





































